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Purè di patate

WORK IN PROGRESS

30 marzo 2022 (il purè di patate)

Sin da quando ero piccola mi sono interrogata sul grande mistero della Vita. D’inverno, in cucina, accanto a mia mamma intenta ai fornelli nel preparare la cena, attraverso i vetri appannati dai vapori del purè di patate, guardavo in su, nel Cielo, dove, anche se in quel momento era assente, immaginavo che ci fosse la Luna, placida, immota, eterna.

Il purè di patate mi piaceva moltissimo e ancora oggi mi piace moltissimo. Mi sembrava che assomigliasse alle nuvole; le nuvole che prendono forme strane, cui puoi dare i significati che preferisci e che la fantasia ti suggerisce… Perciò, mentre mia mamma rimestava con amore il purè di patate, quegli stessi ghirigori e quelle stesse volute di fumo, io, con la fantasia, le trasportavo sulla luna e immaginavo una luna piena di purè di patate che si adagiava morbidamente sui suoi avvallamenti e sui suoi dolci declivi. Quella Luna a purè mi chiamava a sé, e fa pure rima!

Mi affascinava da impazzire, era un richiamo fortissimo; forse perché sono nata sotto il segno del cancro… E mi chiedevo come potesse essere la vita lassù; nessun dubbio che Vita ci fosse…La domanda era solo che tipo di Vita. Ed avrei voluto andarci a qualsiasi costo su quella Luna. Oggi so che quello sguardo, che già allora spaziava verso orizzonti lontani e che si poneva domande sul grande Mistero della Vita, celava in sé i semi di ciò che avrei amato più di ogni altra cosa in seguito, da grande. Anche se non ho mai perso la scintilla di quella ricerca verso qualcosa di molto più maestoso di quello che avevo davanti a me da vivere, in quel momento.

Quando avevo all’incirca 3 anni (ovviamente mia mamma me lo ha confermato) abitavamo in un appartamento antico, di famiglia, uno di quelli in cui le camere si snodano una dentro l’altra e la mia camera di bimba piccola era proprio in fondo alla casa, l’ultima stanza. La sera, dopo che mia madre mi aveva rimboccato le coperte e dopo aver recitato insieme la preghierina all’angelo custode (io non prego nel senso ortodosso della parola, ma questa preghiera è tuttora nel mio cuore), dopo il bacio della buonanotte, io le chiedevo di lasciarmi sola, di spegnere tutte luci e di chiudere tutte le porte che c’erano