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Le spalle sciolte


31 marzo 2022

Sono le 23.42 e dopo essere stata nell’impossibilità di addormentarmi finalmente ho deciso di interpellare i registri akashici e chiedere quale sia il modo migliore di impiegare questo tempo. La risposta è arrivata subito, molto chiara e diretta : “mettiti a scrivere” . Ho provato ad obiettare se non sarebbe meglio riposare in vista della sveglia molto presto domani, giacchè amo dedicarmi alla meditazione prima che faccia giorno, ma loro hanno replicato che “quando il frutto è maturo cade dall’albero”.

Prima ancora di alzarmi dal letto ho avuto la sensazione che le mie spalle fossero sciolte e che quella bruttissima sensazione di ingabbiatura che mi sta accompagnando da molto tempo e che nell’ ultimo periodo si è accentuata ancora di più, se ne sia andata. Quasi timorosa di averne una smentita, e questo solo per aver lasciato uno spiraglio di spazio alla mente che vuole dubitare, ma nel profondo del cuore certa che così fosse, mi sono dunque alzata da quel letto e……Le mie spalle, il collo, le scapole sono libere!

Era diventata sempre più forte la percezione intima che i tanti malesseri, disconfermati dalla medicina ufficiale e in antitesi con uno stato generale di salute del mio intero organismo, fossero dovuti a qualcos’altro che non ha niente a che vedere con un processo d’invecchiamento oppure con un’ernia cervicale che effettivamente però c’è. Da un po’ di tempo a questa parte ho cominciato a sentire (forse qualcuno me lo sta trasmettendo da qualche altro piano?) come tutta questa faccenda dei miei ricorrenti malori possa essere legata alla mia ricerca di Amore.

Mi è chiaro quanto il mio incessante e sempre più spasmodico desiderio di vivere nell’unica dimensione vera e reale di Amore, unitamente alla consapevolezza di non aver ancora trovato il modo di nutrire me stessa di questo stesso Amore che è la sola linfa di Vita per cui, per le necessità del mio intero essere, vale la pena di vivere, abbiano provocato, nel tempo, crescenti contrazioni che dall’interno di me hanno iniziato a coinvolgere l’involucro fisico nel quale dimoro, fino a diventare quasi non più sopportabili.

Neppure la meditazione regolare e continua, gli scambi di trattamenti energetici, le letture elevanti, i pensieri potenzianti, il dominio delle oscillazioni della mente, l’esercizio fisico, le camminate, la ripetizione del mantra, il rapporto d’amore con il mio cane e la speciale comunicazione con lui, il contatto con la Natura e mettiamoci pure lo yoga, sono serviti a placare la mia insaziabile sete di trovare il “mio personale modo di stare qui, di vibrare di gioia e di sentire che questa mia vita non si sta gettando alle ortiche”.

Ultimamente mi sono ritrovata con l’ansia del tempo che passa e ho cominciato a prendere in considerazione la possibilità che la mia vita sarebbe passata nella vana ricerca del mio scopo, perché, come mi sembrava ogni giorno più evidente, il mio scopo avrebbe potuto essere proprio in questa ricerca. Ricerca che mi appariva oltremodo infruttuosa e che, per di più, stava prosciugando la Gioia che è in me.

Ma Herman Hesse ha detto una cosa che mi risuona dentro da quando mi sono imbattuta per la prima volta nelle sue parole. Erano i lontani anni ’90, e si tratta di questo : che pur nell’apparente assenza di senso, la Vita un senso deve pur averlo. Lo sento oggi come allora un atto di fede che richiede molto coraggio. Se qualcosa preme dal profondo di me stessa e si connota come la più disperata insoddisfazione per non aver trovato ancora il mio posto su questa terra e lo Scopo per il quale sono venuta qui ancora una volta, allora mi ci vuole davvero molto coraggio per accettare che il mio tempo molto umanamente limitato si esaurisca mentre io sto cercando ancora e ancora me stessa.

Sebbene io abbia la percezione di una maggiore integrità tra i vari frammenti della mia anima e che questi siano in parte andati ad occupare il posto da cui ad un bel momento erano sgattaiolati via, c’è ancora molto da assumere in me perché io possa dire in assoluta buona fede “questa sono io e questa è la Vita che mi appartiene”. Ma stasera le mie spalle mi hanno resa consapevole che la strada era già tracciata e che sono stata riportata sulla mia retta via.

Dal momento in cui ho preso la decisione di scrivere senza domandarmi di che parlare, dove mi porterà e, soprattutto, di non celare, di non minimizzare, di non edulcorare quello che ho da dire, ma di perseguire la Verità con l’unico desiderio di essere autenticamente trasparente sul mio “qui ed ora” alle prese con me stessa e in virtù del sublime piacere di offrirmi a chi si imbatterà in me così come sono oggi, in questo preciso istante in cui sto scrivendo, ecco che il senso della mia ricerca d’Amore si rende a me manifesto. Nella Verità, perché per me l’Amore è Verità.

Scrivere è terapeutico, si dice. Per me è Gioia; Gioia che da tempo non scorreva più nelle mie vene per farmi sentire in pace con me stessa. Scrivere immaginando che chiunque potrà farsi di me l’idea più vicina a sé mi espone al rischio di non incontrare consensi e questo mi eccita perché mi sfida. Sì, mi eccita perché sto incontrando il mio di consenso e, finalmente, me ne frego di quello altrui. Questa libertà di essere me mi fa vibrare forte. Io sono un’anima che ha bisogno di vibrare forte. Questo è l’Amore per me.

Mentre tentavo in tutti i modi di conciliarmi con il sonno che non arrivava sentivo il mio cuore battere più forte del solito. Non era la tachicardia questa volta, la mia indesiderata compagna dei giorni bui; non era l’ossessiva domanda “quando sarò felice?”. Questa volta è la Gioia di sentirmi viva, così tanto felice per la Vita che si fa sentire in ogni fibra di me. Non amo sentir dire che la vita non può essere sempre al top, che non si può essere sempre felici, che la vita è fatta di periodi di maggiore serenità con qualche punta di felicità e poi c’è la quotidianità che ci lega e ci pesa. Sono bugie; dette in buona fede, lo credo.

Ma per vivere veramente io ho bisogno della Vita così com’è. Io so che la Vita è questa vibrazione fortissima che quasi dà il capogiro, sennò io non voglio viverla. Per me è una questione di vivere o di morire. Si può morire non solo di morte del corpo fisico, ma anche nell’anima. Se io non vivo in questa vibrazione di Gioia la mia anima si spegne, la linfa che nutre il mio essere si esaurisce più o meno lentamente ed io arrivo alla morte anche del corpo fisico.

Quindi, ho il dovere di avere cura di me stessa perché non sto qui per un caso fortuito o per un disguido spazio-temporale. Sono qui, su questa terra, in questo momento, per Vivere, mica per dedicarmi ad un’imitazione, per giunta mal riuscita, di quello che è la Vita. Sto proclamando a gran voce il mio diritto alla Vita, alla Gioia, all’Amore. Così com’è. Punto.

Qualche giorno fa, attraverso il contatto in via eterica con i Delfini di Atlantide mi è stato consegnato il messaggio di “avere cura di me stessa”; ho appena cominciato a farlo e per quanto io possa conoscere il coraggio che è in me, ne sono alquanto stupita. Uscire dalla mia zona di comfort è una sfida eccitante, questo mi fa vibrare di Vita.

Qualche ora fa, sentendo in me il desiderio di sedermi per scrivere, ho voluto chiedere ai registri akashici di cosa avrei potuto parlare. La risposta è stata “racconta di te, racconta dell’Amore”. In tutta onestà quello dell’Amore è l’unico consenso di cui vado in cerca; vibrare nell’Amore restituisce integrità alla mia anima. Aveva ragione Elena quando mi ha detto, dopo uno dei tanti discorsi su quello che ancora non era emerso dalle profondità di me stessa : “ … ma tu scrivi, comincia, poi magari scrivendo avrai le risposte…” Ancora una volta, grazie Elena, preziosa compagna di viaggio.

Non ho più voglia di fare corsi; ne ho fatti tanti; corsi di sviluppo personale, ritiri spirituali; ho tutto ciò che mi serve per avere il coraggio di vivere e di scrivere! Mi viene da ridere adesso, come se per me vivere fosse uguale a scrivere… Scrivere per svelarmi a me stessa andando ancora più giù, più in profondità, nel vortice che mi sta attirando a sé, dove non c’è una fine perché noi siamo infiniti proprio come la Vita lo è. A proposito di vortice, recentemente, in meditazione, e durante i tentativi di viaggi di ritorno alla mia vita in Atlantide, spesso ho percepito oppure ho visualizzato un cono sulla cui sommità ci sono io che guardo dentro incuriosita, dritta e ferma là. In altre occasioni ho percepito questo stesso cono diventare un vortice intensissimo del quale io non ho paura ma di cui non ne ho capito il senso. Ora lo sto capendo, e, guarda un po’, lo sto capendo scrivendo!

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